Decreto Brunetta: sulla privatizzazione del lavoro pubblico indietro tutta

brunetta_dormeIl consiglio dei ministri ha approvato nella mattinata del 9 ottobre il decreto legislativo che riforma il rapporto di lavoro nel pubblico impiego.

 

La parte più importante del decreto Brunetta (Schema di decreto legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009 n. 15 in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni) è al Titolo IV dove sono scritte norme imperative che cambiano radicalmente le regole in materia di lavoro pubblico.

Dalla fine degli anni ‘90 i Governi che si sono succeduti alla guida del paese hanno progressivamente consentito che il lavoro dei pubblici dipendenti venisse privatizzato e regolato solo dal sistema della contrattazione. Il Decreto Legislativo 165 del 2001 aveva sancito definitivamente il processo.

Il ruolo del sindacato è diventato in questi anni sempre più determinante e il sistema dei Contratti ha potuto anche derogare dalle leggi del Parlamento se non addirittura rendere inefficaci quelle in contrasto con le scelte contrattuali.

Il vantaggio del sistema privatistico è nella sua estrema flessibilità sia rispetto ai tempi di approvazione, applicazione e modifica, sia nella possibilità di adattare le regole alle singole specificità lavorative.

Sul piano della legittimità democratica quel sistema ha mostrato certamente forti limiti.

 

Ora si cambia, il Governo ristabilisce il primato della Legge su quello dei Contratti individuando una serie di materie, prima contrattualizzate, che torneranno ad essere regolate per legge.

I Contratti dovranno restare all’interno delle leggi e delle regole dello Stato e potranno “derogare” solo se esplicitamente autorizzati.

Il Decreto ottiene l’effetto voluto di ridurre in modo determinante il ruolo del sindacato nelle scelte e nelle decisioni.

Gli altri elementi portanti di questo Decreto legislativo sono quelli sulla misurazione del merito dei dipendenti pubblici con l’inserimento in improbabili e rigide fasce di merito e il rafforzamento  del ruolo dei dirigenti a cui sono assegnati forti responsabilità in ordine ai risultati.

Da questo sistema sono fuori i docenti della scuola delle accademie e conservatori, i tecnologi e i ricercatori a loro ci penserà il ministro Gelmini.

“Siamo convinti - ha detto il Segretario Generale prof. Alessandro Ameli - che al di là degli annunci ad effetto questo decreto creerà innumerevoli problemi nei luoghi di lavoro, esso infatti irrigidisce il sistema del lavoro pubblico e lo ingabbia in regole che renderanno la vita difficile a tutti i dipendenti, non aiutandoli certo a lavorare meglio. Appare poi assolutamente insensato che un 25% di dipendenti  debba necessariamente essere collocata tra i bravi (meritevoli di premi e carriera) e un altro 25%  debba essere classificato per legge non meritevole. Sappiamo bene - ha aggiunto Ameli - che questo meccanismo è finalizzato al risparmio di spesa strutturale: di più a pochi, al palo tutti gli altri ‘anche se fanno lo stesso lavoro’, che questo meccanismo possa attivare circoli virtuosi appare molto lontano dalla realtà. Tant’è che nemmeno i datori di lavoro privati (quelli veri) usano più sistemi di questo tipo”.

 

Roma, 10 ottobre 2009

Ufficio stampa CGU

 

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